

CROTONE, 10 GIU - I sindaci dei 27 comuni del
crotonese hanno restituito le fasce tricolori al Prefetto per
protesta contro l'ipotesi di soppressione della Provincia.
Accompagnati dal presidente della Provincia, Stanislao Zurlo,
che a sua volta ha restituito la fascia azzurra, tutti i sindaci
si sono presentati in Prefettura. "Dobbiamo ritrovare lo
spirito - ha detto Zurlo - che ci ha consentito di avere 15 anni
fa la Provincia. L'auspicio è che l'emendamento venga ritirato
ma comunque, anche se come ci dicono la Provincia di Crotone
potrebbe salvarsi, non condividiamo nel merito la decisione".
Zurlo ha poi sottolineato la compattezza istituzionale della
protesta. "Ringrazio i sindaci e le associazioni di categoria -
ha detto - per aver compreso subito il problema e fatta propria
la protesta. Una protesta che noi continueremo perché vogliamo
essere certi che Crotone mantenga l'istituzione Provincia. Sulla
questione c'é molta confusione: ci sono calcoli fatti
dall'Uncem e dall'ente montagna che darebbero il nostro
territorio come montano al 50,18%; altri dati invece dicono che
arriviamo al 40,8%. Per questo non molleremo la presa. La
presenza di tutti i sindaci oggi è la testimonianza di un
sentimento diffuso tra gli amministratori locali che lavorano
senza mezzi e sono indicati come capri espiatori di quello che
non va. Oggi stiamo dimostrando di tenere a questo territorio e
siamo pronti a considerare gesti ancora più forti".
"Mi farò portavoce con il Governo - ha detto il prefetto di
Crotone, Vincenzo Panico - delle posizioni che il presidente
Zurlo e i sindaci hanno preso contro l'ipotesi della
soppressione della Provincia evidenziando anche quali sono le
iniziative che hanno intenzione di intraprendere in questo
percorso".
La consegna delle fasce è la prima di una serie di
iniziative a difesa dell'ente che avranno il culmine lunedì
prossimo con un presidio a Montecitorio dove sarà discusso
l'emendamento.

DROGA: SPACCIO DAVANTI SCUOLE A CROTONE, 18 ARRESTI
(ANSA) - CROTONE, 10 GIU - Un'operazione della polizia è in
corso a Crotone per l'arresto di 18 persone accusate di spaccio
di sostanze stupefacenti.
La polizia ha anche denunciato cinque minorenni in stato di
libertà e sequestrato alcune moto ed auto per un valore di 80
mila euro. Gli arrestati appartengono alla comunità rom che
vive in un campo nelle vicinanze della Questura. Lo spaccio di
droga avveniva secondo le indagini anche vicino ad alcune
scuole. L'inchiesta è stata coordinata dalla Procura di
Crotone. (ANSA).
CROTONE, 10 GIU - Sono riconducibili alla cosca dei
Vrenna di Crotone le persone arrestate nell'ambito dell'
operazione 'Scarface' contro un gruppo di spacciatori di droga.
E' quanto emerge dalle indagini della squadra mobile di Crotone
che ha eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare.
Lo spaccio, secondo quanto si è appreso, avveniva anche nei
pressi di due scuole pubbliche frequentate da migliaia di
giovani crotonesi costretti a svolgere le lezioni con le
tapparelle chiuse.
Nel corso delle indagini eseguite sono stati denunciati anche
5 minori che, a vario titolo, hanno partecipato attivamente alle
attività di cessione a terzi della droga. L'operazione
'Scarface', secondo la polizia, ha consentito anche di frenare
l'ascesa di nuovi gruppi criminali che stavano cercando di
occupare gli spazi lasciati da esponenti delle cosche che
recentemente sono stati arrestati nell'ambito di operazioni
antimafia.
CROTONE, 10 GIU - Avvenivano in un quartiere
degradato di Crotone i numerosi episodi di spaccio contestati
alle 18 persone di etnia rom arrestate nell'ambito
dell'operazione 'Scarface', compiuta stamani dagli agenti della
squadra mobile di Crotone.
I particolari dell'operazione sono stati resi noti dal
Procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, il
quale ha precisato che allo stato attuale non ci sono
collegamenti tra gli spacciatori arrestati ed esponenti della
criminalità organizzata.
"Lo spaccio - ha detto Mazzotta - avveniva in una zona della
città caratterizzata da un complesso degrado. Occorre per
questo motivo una 'bonifica' del territorio, trovando soluzioni
e intervenendo contro l'abusivismo che lo caratterizza e che si
manifesta anche con la chiusura di strade e l'occupazione di
aree pubbliche". Proprio su questo aspetto che attiene alle
ricadute sociali, Mazzotta ha anticipato che il Comitato per
l'ordine e la sicurezza pubblica, presto, affronterà questo
problema nel corso di una specifica riunione.
Il procuratore ha sottolineato come gli innumerevoli episodi
di spaccio erano "autonomi e allo stato delle indagini non ci
sono elementi per collegare con la tradizionale criminalità
organizzata l'attività dei rom nell'ambito dello spaccio. Non
abbiamo reati associativi".
Il Questore di Crotone, Giuseppe Gammino, partendo dal
degrado che caratterizza il quartiere dove avveniva lo spaccio,
ha evidenziato come, in un simile contesto, le attività di
indagine e raccolta di elementi "sono state rese tanto più
difficili dal controllo del territorio da parte di personaggi
che appartengono a nuclei familiari tra di essi vicini. E' un
quartiere, quello di Acquabona, dove, per la presenza di scuole
gli studenti attraversano strade che hanno perso il connotato
della civiltà".
Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre al vice
questore Angelo Morabito, il nuovo dirigente della squadra
mobile di Crotone, Vincenzo Coccoli, che è subentrato a
Morabito, il suo vice, Cataldo Pignataro e la dirigente della
Divisione Pac, Rosa Maria Parise.
VIBO VALENTIA, 10 GIU - Dieci avvisi di garanzia
sono stati notificati ai componenti di un'organizzazione dedita
alla produzione ed alla vendita di lauree false.
Tra i destinatari degli avvisi, in cui si ipotizzano, a vario
titolo, i reati di associazione a delinquere, truffa, falsità
materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale ed
esercizio abusivo di professione, figurano anche il genero di
Totò Riina, Antonino Ciavarello, un imprenditore romano, Mario
Festa, titolare di un'agenzia di stampa e di servizi culturali
attiva a Roma, ed i suoi più stretti collaboratori.
I provvedimenti, emessi
dalla Procura di Vibo Valentia, sono stati notificati dai
carabinieri in Lazio, Campania, Lombardia, Puglia e Sicilia.
Secondo l'accusa, Festa ed i suoi stretti collaboratori
sfruttando il loro vasto giro di conoscenze ed amicizie, erano
diventati un vero e proprio collettore per le richieste di
lauree contraffatte che, in base alla difficoltà di reperimento
ed al tipo di abilitazione a cui davano diritto, avevano un
tariffario. Ogni settimana, da ogni parte d'Italia, decine di
persone contattavano le società del gruppo per ottenere
abilitazioni e lauree.
Gli investigatori hanno anche accertato che anche Ciavarello,
già noto alle forze dell'ordine, teneva rapporti d'affari con
l'imprenditore romano per acquistare alcuni attestati di laurea.
I carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, nel corso
dell'operazione, hanno anche eseguito 15 perquisizioni a Roma,
Alatri, Gaeta, Latina, Pollica, Fondi, Corleone, Agropoli,
Limbiate nonché nelle Università di Messina e Bari. Negli
atenei gli investigatori hanno acquisito documentazione definita
"interessante" in merito ad alcune convenzioni stipulate tra
quelle università e la Moldavia per il riconoscimento delle
lauree conseguite all'estero. Un settore su cui gli indagati
avrebbero puntato intravendo la possibilità di guadagno
giocando sulla convalida di lauree più o meno vere conseguite
negli stati dell'Est Europa.
Documentazione è stata trovata anche nelle sedi delle
società di Festa, in cui i carabinieri della Compagnia di Vibo
Valentia hanno sequestrato decine di faldoni di documenti
considerati "estremamente interessanti" e che potrebbero
consentire di identificare "numerosi altri falsi medici e
professionisti" che, in passato, si erano rivolti all'uomo per
ottenere la documentazione necessaria all'esercizio delle più
disparate professioni senza averne titolo.
L'inchiesta della Procura di Vibo ha preso il via dopo la
scoperta, nell'ottobre del 2009, a San Costantino, nel vibonese,
di una vera e propria stamperia di falsi certificati di laurea.
