'Ndrangheta, blitz cc. Comandante cc Torino: segnale alla criminalità organizzata

 TORINO, 10 GIU - Il blitz dei carabinieri e della
Dia di Torino, che ha portato all'esecuzione di diversi arresti
in tutta Italia, è "un segnale di attenzione alla criminalità
organizzata". Lo sottolinea il comandante provinciale dei
carabinieri di Torino, colonnello Antonio De Vita, esprimendo
soddisfazione per i risultati conseguiti con l'operazione.
   "E' stato un lavoro sinergico con i colleghi della Dia -
aggiunge De Vita - che dimostra quanto è importante mettere
insieme le competenze delle varie forze dell'ordine". (ANSA)

'Ndrangheta, blitz cc. Educatrice Rebibbia porta-ordini

TORINO, 10 GIU - Era una educatrice del carcere di
Rebibbia, Maria Tassone, di 45 anni, la porta-ordini incensurata
di Domenico Marando, il boss della 'ndrangheta che gestiva da
dietro le sbarre gli affari criminali della sua famiglia. Una
donna bella e insospettabile, che nel corso del tempo aveva
assunto un ruolo chiave nella cosca dei Marando.
   Alta, magra, capelli castani lunghi sino alle spalle, secondo
gli investigatori che l'hanno arrestata l'insegnante era il
tramite con cui Marando manteneva i contatti con i suoi parenti
e faceva arrivare loro i suoi ordini.
  Nel corso del tempo, però, la fiducia nei confronti
dell'educatrice era cresciuta al punto tale che la Tassone si
occupava di riciclare il denaro accumulato dalla cosca con il
narcotraffico e di gestirne i frutti.
   Attività in cui la donna aveva coinvolto anche il marito,
Francesco Filardo, e il fratello, Francesco Tassone, entrambi di
47 anni. In questo modo, secondo quanto appurato nel corso delle
indagini, la famiglia Tassone-Filardo si era affiancata alla
gestione del patrimonio criminale dei Marando al geometra Cosimo
Salerno, 49 anni, altra figura chiave dell'inchiesta che sin dai
primi anni del Duemila curava gli interessi della cosca
investendo il denaro sporco in attività immobiliari.

Taglio province. Sindaci Crotone consegnano fasce a prefetto, protesta contro ipotesi soppressione

 CROTONE, 10 GIU - I sindaci dei 27 comuni del

crotonese hanno restituito le fasce tricolori al Prefetto per

protesta contro l'ipotesi di soppressione della Provincia.

   Accompagnati dal presidente della Provincia, Stanislao Zurlo,

che a sua volta ha restituito la fascia azzurra, tutti i sindaci

si sono presentati in Prefettura. "Dobbiamo ritrovare lo

spirito - ha detto Zurlo - che ci ha consentito di avere 15 anni

fa la Provincia. L'auspicio è che l'emendamento venga ritirato

ma comunque, anche se come ci dicono la Provincia di Crotone

potrebbe salvarsi, non condividiamo nel merito la decisione".

   Zurlo ha poi sottolineato la compattezza istituzionale della

protesta. "Ringrazio i sindaci e le associazioni di categoria -

ha detto - per aver compreso subito il problema e fatta propria

la protesta. Una protesta che noi continueremo perché vogliamo

essere certi che Crotone mantenga l'istituzione Provincia. Sulla

questione c'é molta confusione: ci sono calcoli fatti

dall'Uncem e dall'ente montagna che darebbero il nostro

territorio come montano al 50,18%; altri dati invece dicono che

arriviamo al 40,8%. Per questo non molleremo la presa. La

presenza di tutti i sindaci oggi è la testimonianza di un

sentimento diffuso tra gli amministratori locali che lavorano

senza mezzi e sono indicati come capri espiatori di quello che

non va. Oggi stiamo dimostrando di tenere a questo territorio e

siamo pronti a considerare gesti ancora più forti".

   "Mi farò portavoce con il Governo - ha detto il prefetto di

Crotone, Vincenzo Panico - delle posizioni che il presidente

Zurlo e i sindaci hanno preso contro l'ipotesi della

soppressione della Provincia evidenziando anche quali sono le

iniziative che hanno intenzione di intraprendere in questo

percorso".

   La consegna delle fasce è la prima di una serie di

iniziative a difesa dell'ente che avranno il culmine lunedì

prossimo con un presidio a Montecitorio dove sarà discusso

l'emendamento. 

Crotone, spaccio droga: arrestate diciotto persone

DROGA: SPACCIO DAVANTI SCUOLE A CROTONE, 18 ARRESTI


   (ANSA) - CROTONE, 10 GIU - Un'operazione della polizia è in

corso a Crotone per l'arresto di 18 persone accusate di spaccio

di sostanze stupefacenti.

   La polizia ha anche denunciato cinque minorenni in stato di

libertà e sequestrato alcune moto ed auto per un valore di 80

mila euro. Gli arrestati appartengono alla comunità rom che

vive in un campo nelle vicinanze della Questura. Lo spaccio di

droga avveniva secondo le indagini anche vicino ad alcune

scuole. L'inchiesta è stata coordinata dalla Procura di

Crotone. (ANSA).

Crotone, spaccio droga. Arrestati riconducibili a cosca Vrenna

 CROTONE, 10 GIU - Sono riconducibili alla cosca dei

Vrenna di Crotone le persone arrestate nell'ambito dell'

operazione 'Scarface' contro un gruppo di spacciatori di droga.

E' quanto emerge dalle indagini della squadra mobile di Crotone

che ha eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare.

   Lo spaccio, secondo quanto si è appreso, avveniva anche nei

pressi di due scuole pubbliche frequentate da migliaia di

giovani crotonesi costretti a svolgere le lezioni con le

tapparelle chiuse.

   Nel corso delle indagini eseguite sono stati denunciati anche

5 minori che, a vario titolo, hanno partecipato attivamente alle

attività di cessione a terzi della droga. L'operazione

'Scarface', secondo la polizia, ha consentito anche di frenare

l'ascesa di nuovi gruppi criminali che stavano cercando di

occupare gli spazi lasciati da esponenti delle cosche che

recentemente sono stati arrestati nell'ambito di operazioni

antimafia.

Crotone. Spaccio droga in quartiere degradato città

CROTONE, 10 GIU - Avvenivano in un quartiere

degradato di Crotone i numerosi episodi di spaccio contestati

alle 18 persone di etnia rom arrestate nell'ambito

dell'operazione 'Scarface', compiuta stamani dagli agenti della

squadra mobile di Crotone.

   I particolari dell'operazione sono stati resi noti dal

Procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, il

quale ha precisato che allo stato attuale non ci sono

collegamenti tra gli spacciatori arrestati ed esponenti della

criminalità organizzata.

   "Lo spaccio - ha detto Mazzotta - avveniva in una zona della

città caratterizzata da un complesso degrado. Occorre per

questo motivo una 'bonifica' del territorio, trovando soluzioni

e intervenendo contro l'abusivismo che lo caratterizza e che si

manifesta anche con la chiusura di strade e l'occupazione di

aree pubbliche". Proprio su questo aspetto che attiene alle

ricadute sociali, Mazzotta ha anticipato che il Comitato per

l'ordine e la sicurezza pubblica, presto, affronterà questo

problema nel corso di una specifica riunione.

   Il procuratore ha sottolineato come gli innumerevoli episodi

di spaccio erano "autonomi e allo stato delle indagini non ci

sono elementi per collegare con la tradizionale criminalità

organizzata l'attività dei rom nell'ambito dello spaccio. Non

abbiamo reati associativi".

   Il Questore di Crotone, Giuseppe Gammino, partendo dal

degrado che caratterizza il quartiere dove avveniva lo spaccio,

ha evidenziato come, in un simile contesto, le attività di

indagine e raccolta di elementi "sono state rese tanto più

difficili dal controllo del territorio da parte di personaggi

che appartengono a nuclei familiari tra di essi vicini. E' un

quartiere, quello di Acquabona, dove, per la presenza di scuole

gli studenti attraversano strade che hanno perso il connotato

della civiltà".

   Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre al vice

questore Angelo Morabito, il nuovo dirigente della squadra

mobile di Crotone, Vincenzo Coccoli, che è subentrato a

Morabito, il suo vice, Cataldo Pignataro e la dirigente della

Divisione Pac, Rosa Maria Parise. 

Feto sopravvissuto ad aborto. Sospesi dirigenti sanitari

COSENZA, 10 GIU - Sono stati sospesi i dirigenti 
sanitari coinvolti nella vicenda del feto sopravvissuto due 
giorni dopo un aborto terapeutico praticato a Rossano.
   Lo ha deciso il commissario straordinario dell'Azienda 
sanitaria provinciale di Cosenza, Franco Maria De Rose. Il 
provvedimento di sospensione avrà durata di 30 giorni. "La 
decisione - ha sostenuto De Rose - è stata presa a  seguito 
delle verifiche effettuate dalla commissione interna dell'Asp,  
prontamente costituita immediatamente dopo l'accaduto".
   Nei confronti degli stessi sanitari, nei mesi scorsi, era 
già stato emesso un provvedimento di contestazione di addebito. 
Nel caso in questione, è scritto in un comunciato dell'Asp, 
"sono state evidenziate responsabilità professionali di tipo 
omissivo sia nell'ambito organizzativo dell'Unità operativa sia 
nella gestione specifica del feto, nonché l'inosservanza di 
regole e di norme comportamentali a cui gli operatori della 
sanità non possono sottrarsi nell'azione doverosa di 
applicazione, avendone peraltro l'obbligo della conoscenza".
   "Riteniamo nostro preciso dovere - ha affermato De Rose - 
contribuire a fare piena luce sui fatti, fermo restando che le 
eventuali responsabilità civili e/o penali saranno accertate 
nelle sedi opportune".
   L'aborto era stato praticato il 24 aprile, ma la mattima 
dopo, il cappellano dell'ospedale, si è accorto che il feto 
mostrava chiari segni di vita. Portato nell'ospedale di Cosenza, 
il feto è poi morto. (ANSA).

Vibo Valentia, vendita false lauree: notificati dieci avvisi di garanzia

VIBO VALENTIA, 10 GIU - Dieci avvisi di garanzia 

sono stati notificati ai componenti di un'organizzazione dedita 

alla produzione ed alla vendita di lauree false.

   Tra i destinatari degli avvisi, in cui si ipotizzano, a vario 

titolo, i reati di associazione a delinquere, truffa, falsità 

materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale ed 

esercizio abusivo di professione, figurano anche il genero di 

Totò Riina, Antonino Ciavarello, un imprenditore romano, Mario 

Festa, titolare di un'agenzia di stampa e di servizi culturali 

attiva a Roma, ed i suoi più stretti collaboratori.

I provvedimenti, emessi 

dalla Procura di Vibo Valentia, sono stati notificati dai 

carabinieri in Lazio, Campania, Lombardia, Puglia e Sicilia. 

Secondo l'accusa, Festa ed i suoi stretti collaboratori 

sfruttando il loro vasto giro di conoscenze ed amicizie, erano 

diventati un vero e proprio collettore per le richieste di 

lauree contraffatte che, in base alla difficoltà di reperimento 

ed al tipo di abilitazione a cui davano diritto, avevano un 

tariffario. Ogni settimana, da ogni parte d'Italia, decine di 

persone contattavano le società del gruppo per ottenere 

abilitazioni e lauree.

   Gli investigatori hanno anche accertato che anche Ciavarello, 

già noto alle forze dell'ordine, teneva rapporti d'affari con 

l'imprenditore romano per acquistare alcuni attestati di laurea.

   I carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, nel corso 

dell'operazione, hanno anche eseguito 15 perquisizioni a Roma, 

Alatri, Gaeta, Latina, Pollica, Fondi, Corleone, Agropoli, 

Limbiate nonché nelle Università di Messina e Bari. Negli 

atenei gli investigatori hanno acquisito documentazione definita 

"interessante" in merito ad alcune convenzioni stipulate tra 

quelle università e la Moldavia per il riconoscimento delle 

lauree conseguite all'estero. Un settore su cui gli indagati 

avrebbero puntato intravendo la possibilità di guadagno 

giocando sulla convalida di lauree più o meno vere conseguite 

negli stati dell'Est Europa.

   Documentazione è stata trovata anche nelle sedi delle 

società di Festa, in cui i carabinieri della Compagnia di Vibo 

Valentia hanno sequestrato decine di faldoni di documenti 

considerati "estremamente interessanti" e che potrebbero 

consentire di identificare "numerosi altri falsi medici e 

professionisti" che, in passato, si erano rivolti all'uomo per 

ottenere la documentazione necessaria all'esercizio delle più 

disparate professioni senza averne titolo.

   L'inchiesta della Procura di Vibo ha preso il via dopo la 

scoperta, nell'ottobre del 2009, a San Costantino, nel vibonese, 

di una vera e propria stamperia di falsi certificati di laurea. 

WHY NOT: INIZIATO IL PROCESSO PER 27 PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO

CATANZARO, 9 GIU - La Regione Calabria e la Fincalabra sono state ammesse come parti civili nel processo Why Not sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici. Nel processo, iniziato stamani e in corso dinanzi ai giudici del tribunale di Catanzaro, sono imputate 27 persone, tra le quali ex assessori e ex consiglieri regionali, rinviate a giudizio il 2 marzo scorso. L'udienza è stata caratterizzata
dalla costituzione di parte civile e da una serie di eccezioni preliminari avanzate dai difensori di alcuni degli imputati. I difensori dell'imprenditore Antonino Gatto e del consigliere regionale del Pd, Nicola Adamo, hanno sostenuto l'incompetenza territoriale dei giudici del tribunale di Catanzaro perché il reato più grave contestato ai due sarebbe stato commesso, secondo l'accusa, a Diamante. L'eccezione però é stata rigettata perché doveva essere presentata nel corso dell'udienza preliminare. E' stata accolta, invece, la richiesta di nullità del decreto che dispone il giudizio per l'imputato Antonio Mazza. Nel decreto, infatti, in riferimento a uno dei capi d'imputazione non sarebbe stata specificata nel dettaglio la contestazione del reato. L'accusa, rappresentata dai sostituti procuratori generali Massimo Lia ed Eugenio Facciolla, e i difensori hanno presentato ai giudici le liste dei testimoni che, per il momento, sfiorano complessivamente le 400 persone. I giudici si sono comunque riservati di decidere sulla lista dei testi dopo gli interventi di accusa e difesa sulla richiesta di ammissione delle prove. Il processo proseguirà il 22 settembre prossimo quando sono previsti gli interventi dei rappresentanti dell'accusa. Originariamente le persone coinvolte nell'inchiesta Why Not erano 98. Nel marzo scorso il giudice per le udienze preliminari, Abigail Mellace, nel processo con rito abbreviato ha condannato otto persone e assolto altre 34. Nell'udienza preliminare, invece, sono state rinviatI a giudizio 27 indagati e prosciolte altre 28 persone. 

GIOIA TAURO: FALSE VENDITE SU EBAY, DUE ARRESTI

GIOIA TAURO, 9 GIU - Una truffa on line che ha fruttato svariate decine di migliaia di euro è stata scoperta dalla polizia che ha arrestato due persone. L'operazione è stata condotta stamani da personale del Commissariato di Gioia Tauro e dalla polizia postale di Reggio Calabria. Gli arrestati, secondo l'accusa, erano riusciti a mettere in vendita sul sito di aste on line eBay svariati oggetti che in realtà non venivano mai consegnati agli acquirenti nonostante fossero regolarmente pagati con ricariche sulle carte post pay dei truffatori. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Palmi, è stata avviata dopo la presentazione di numerose denunce.
Un impiegato dell'ufficio postale di Gioia Tauro, Francesco Trunfio, di 55 anni, è stato quindi arrestato dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Palmi sulla truffa on line con false vendite su eBay. L'uomo ha ottenuto i domiciliari. Nel pomeriggio la polizia ha arrestato anche la seconda persona coinvolta nella
truffa on line. Si tratta di Giuseppe Iannì, di 54 anni, marittimo. L'uomo è stato bloccato dalla polizia marittima nel porto di Civitavecchia al momento dell'attracco della nave da crociera su cui lavorava dallo scorso anno. Iannì è stato portato in carcere.